Herbarium

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Asparagaceae

Asparago pungente (Aspagarus acutifolius L.)

L’Asparago pungente è una specie presente in tutte le regioni d’Italia salvo che in Valle d’Aosta e Piemonte. Cresce nella macchia mediterranea, ma anche negli aspetti più caldi di boscaglie decidue e termofile, fino a circa 1300m.

È una pianta sempreverde molto ramificata, alta fino a 1,50m, con fusti legnosi e rigidi, arcuato-ascendenti. Le foglie sono ridotte a minuscole squame membranacee, spinose, e sostituite, per la funzione colorofilliana, dai “cladodi” (rametti trasfromati). Questi sono aghiformi e rigidi, con una spinula cornea e pungente all’apice e disposti in fascetti verticillati di 4-12.

I fiori, apparentemente ermafroditi verde-giallastri, disposti all’ascella dei cladodi, si comportano come unisessuali ovverio i fiori “femminili” hanno stami corti con antere che non producono polline, mentre nei fiori “maschili” il gineceo non arriva alla fruttificazione. L’impollinazione è entomogama. Il frutto è una bacca sferica, verde, quasi nera a maturità, contenente 1-3 semi.

I giovani germogli, turioni, sono commestibli previa cottura. Hanno un sapore leggermente amarognolo e sono molto ricercati per varie preparazioni gastronomiche.

Il nome generico deriva probabilmente dall’antico persiano “asparag” (germoglio, punta); il nome specifico si riferisce invece ai “cladodi” rigidi e pungenti.

Periodo di fioritura: agosto-settembre.


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Asparagaceae

Pungitopo (Ruscus aculeatus L.)

Il Pungitopo è una specie a distribuzione mediterranea presente in tutte le regioni d’Italia. Cresce nella macchia mediterranea e negli aspetti più caldi dei boschi di latifoglie decidue, al di sotto della fascia montana inferiore.

È un piccolo arbusto sempreverde, con fusti eretti, parzialmente lignificati. I rametti dell’ultimo ordine sono trasformati in cladodi rigidi, fotosistentizzanti, di colore verde scuro, a forma lanceolata, con una spina apicale pungente. Le foglie vere sono ridotte a squame biancastre, caduche. È una specie dioica cioè portante i fiori maschili e femminili su piante distinte; i fiori, bruno verdastri, poco appariscenti, si sformano sulla pagina inferiore dei cladodi. I frutti, bacche globose rosso vivo, permangono sulla pianta per 2-3 mesi dopo la maturazione. Contengono 1-2 semi durissimi di colore bianco-giallastro.

Tutta la pianta è tossica, tranne i turioni, ovvero i giovani germogli che compaiono da fine marzo, che vengono consumati come gli asparagi.

Nella credenza popolare è considerata pianta augurale tradizionale del Natale. In alcune regioni, con i rami spinosi della pianta, venivano protetti i formaggi in stagionatura contro i morsi dei topi, da cui il nome italiano “pungitopo”.

Il nome del genere deriva dal greco “rugchos” (becco, rostro), per i cladodi dalla punta aguzza che ricordano un becco d’uccello; il nome specifico ha lo stesso significato.

Periodo di fioritura: febbraio-aprile, settembre-ottobre.


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Adoxaceae

Viburno tino (Viburnum tinus L.)

Il Viburno tino, o lauro-tino, è una specie mediterranea presente allo stato spontaneo in tutta l’Italia centro-meridionale e nella regione insubrica. Cresce nella macchia mediterranea, dal livello del mare agli 800 m circa.

È una pianta a portamento arbustivo o arboreo, eretta, alta fino a 4-5 m, ramificata sin dalla base, a chioma densa; la corteccia verde-brunastro è provvista di lenticelle verticali. Le foglie, a lamina ovato-ellittica, coriacee, persistenti, con margine intero, sono di colore verde scuro e lucide nella pagina superiore. I fiori con corolla piccola, bianca o rosata, sono riuniti in Infiorescenze multiflore (corimbi). Il frutto è una drupa ovoide di colore bluastro-metallico, lungamente persistente.

La specie, ad elevata rusticità, è molto utilizzata per la realizzazione di siepi. Quasi tutte le parti della pianta sono tossiche, inclusi i frutti.

Il nome del genere è molto antico e di etimologia incerta: potrebbe derivare dal latino “viere” (legare, intrecciare), in riferimento alla flessibilità dei rami di alcune specie, utilizzati un tempo per costruire ceste, oppure da “vovorna“: dei luoghi selvatici; il nome specifico ricorda quello usato dai Romani (laurustinus).

Periodo di fioritura: ottobre-giugno


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Fagaceae

Cerro (Quercus cerris L.)

Il Cerro, diffuso dall’Europa sudorientale all’Asia occidentale, è un albero deciduo presente in tutte le regioni d’Italia salvo che in Valle d’Aosta e Sardegna. Cresce in boschi maturi di latifoglie decidue, con optimum nella fascia submediterranea.

Può raggiungere i 35 m di altezza. Il tronco è dritto e slanciato, la chioma globosa. La corteccia presenta uno strato suberoso e rugoso di colore grigio scuro con scanalature profonde. Le foglie sono di forma molto variabile; sono spesso profondamente lobate, quasi a toccare la nervatura centrale in numero di 4-7 per lato. I fiori maschili sono riuniti in amenti cilindrici, penduli lunghi 5-8 cm mentre quelli femminili in spighe di 1 -5 fiori.

Il frutto è protetto da una cupola emisferica. Alla fine del primo anno la ghianda è piccola come le gemme; durante la stagione vegetativa riprende lo sviluppo e nel mese di ottobre matura e cade. Il seme in essa contenuto germina prontamente, producendo una plantula che ha foglie già lobate.

In genere il legname è utilizzato come ottimo legno da ardere e per la produzione di carbone. Il legno è anche usato per fare traversine ferroviarie, doghe per botti e raggi per ruote.

Il nome generico, già in uso presso gli antichi, sembra ricollegarsi alla radice indoeuropea che il latino condivide con le parole celtiche “kaer” e “quer” cioè ‘l’albero per eccellenza”, ma anche con analoghi termini greci riferiti alla rudezza del legno. Il nome specifico è di etimologia incerta.

Periodo di fioritura: aprile-maggio


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Salicaceae

Pioppo Nero (Populus nigra L.)

Il Pioppo nero è un albero deciduo a vasta distribuzione eurasiatico-sudeuropea presente in tutte le regioni d’Italia. Cresce preferibilmente in stazioni umide, su suoli da ghiaioso-sabbiosi a limoso-argillosi, dal livello del mare alla fascia montana inferiore.

Albero che può superare i 30 metri di altezza; la corteccia anche in gioventù scura, grigio-nerastra, è presto solcata verticalmente da profonde fessurazioni.
Le foglie a lamina triangolare-romboidale con picciolo di 2-6 cm, hanno bordo dentellato (non alla base) e sono acute od acuminate all’apice.
Il pioppo è una specie dioica cioè portante i fiori maschili e femminili su piante distinte, riuniti in infiorescenze penduli (amenti) che compaiono sui rametti laterali già prima della fogliazione.
I frutti sono capsule bivalvi glabre che liberano semi molto piccoli provvisti di pappo cotonoso bianco per la disseminazione anemofila.

Il legno fornisce un’ottima pasta da carta ed è impiegato nella fabbricazione di compensati e truciolati. Il portamento maestoso lo rende adatto come pianta ornamentale.
Il nome generico, di etimologia incerta, era già in uso presso gli antichi Romani, quello specifico si riferisce alla corteccia più scura di quella di altre specie congeneri.

Periodo di fioritura: marzo-aprile


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Sapindaceae

Acero campestre (Acer campestre L.)

L’Acero campestre è un albero a distribuzione europeo-asiatica occidentale presente in tutte le regioni d’Italia. Cresce in boschi misti di latifoglie decidue, a volte nelle siepi, dal livello del mare alla fascia montana inferiore.

Albero alto sino a 15-20 m, con chioma larga e rotondeggiante e fusto eretto, corteccia grigio-bruna sfumata di rossastro. Le foglie sono semplici, palmate a 5 lobi, lungamente picciolate; i fiori, piccoli, poco appariscenti, composti da calice e corolla verde-giallastri e da 8 stami con antere gialle, sono riuniti (da 10 a 20) in corimbi terminali eretti.
I frutti peduncolati, dette disamare, lunghe 2-4 cm, color ramato-rossiccio, hanno ali aperte formanti un angolo piano.

E’ una pianta molto rustica, molto decorativa soprattutto in autunno grazie alla colorazione delle foglie, di un giallo intenso, in procinto di cadere. Il legno, duro, compatto e omogeneo, si presta alla costruzione di attrezzi agricoli.

Il nome generico era già in uso presso i Romani, e deriva dal latino “acer” (acuto, duro, aspro), forse in riferimento al fatto che il legno di alcune specie europee, molto compatto ed elastico, era usato per la fabbricazione di lance; “capestre” per il fatto che la pianta è un importante costituente delle siepi.

Periodo di fioritura aprile-maggio


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Smilacaceae

Salmsapariglia (Smilax aspera L.)

Lo Smilax è una liana mediterranea con affinità subtropicali presente in tutte le regioni d’Italia salvo che in Piemonte, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.
È uno dei più tipici componenti della macchia mediterranea sempreverde, dove forma spesso degli intrichi impenetrabili.

Pianta suffruticosa prostrato-rampicante, sempreverde. I fusti sono lunghi da 1 a 4 m, tenaci e angolosi, muniti di numerose spine ricurve.
Le foglie alterne, dalla morfologia molto variabile, da cuoriformi a triangolari, presentano spesso aculei sui margini e sulla nervatura centrale inferiore e 2 viticci alla base dei piccioli. Le infiorescenze sono composte da 5-25 fiori unisessuali, odorosi bianco-verdastri di 4-5 mm, a impollinazione entomogama. Il frutto è una bacca sferica, prima verde, successivamente giallastra, alla fine rossa e quasi nera a maturazione che arriva nell’autunno successivo.

Il nome generico utilizzato è riferito, nella letteratura latina, per piante lianose munite di spine; il nome specifico “aspera”, in latino, significa “ruvido, scabro, pungente”, in riferimento alla spinosità della pianta. I getti giovani vengono spesso consumati, previa cottura, come asparagi mentre le bacche sono tossiche.

Periodo di fioritura: settembre-novembre


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Apiaceae

Cicuta maggiore (Conium maculatum L.)

La Cicuta maggiore è una specie dell’Eurasia meridionale oggi divenuta subcosmopolita, presente in tutte le regioni d’Italia. Cresce in ambienti ruderali, siepi, orti e prati, al di sotto della fascia montana superiore.
È una pianta biennale dall’odore fetido, con fusto eretto alto da 50 a 200 cm, striato, fistoloso, cavo, con numerosi rami nella parte superiore, spesso chiazzato e arrossato in quella inferiore. Le foghe superiori sono di colore verde chiaro; quelle basali chizzate di rosso-violetto. L’infiorescenza, è un’ombrella con 8 – 20 raggi portanti fiori con petali bianchi cuoriformi, rovesciati. I frutti, diacheni, presentano semi appiattiti ed irregolarmente solcati.

Il nome generico deriva dal nome greco “keneinon” (grande cicuta), quello specifico si riferisce al fusto maculato di rosso.
Tutta la pianta è molto velenosa e può portare alla morte, per la presenza di diversi alcaloidi, in particolare il più attivo è la coniina (una neurotossina) che agisce a livello delle sinapsi neuromuscolari.
Fin dall’antichità, i greci con il succo della pianta e dei semi preparavano la pozione per i condannati a morte. Famosa è l’opera di Platone “Fedone” dove viene descritta la morte del grande filosofo Socrate, avvenuta nell’anno 399 a.c.

Periodo di fioritima: maggio-settembre


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Araliaceae

Edera (Hedera helix L.)

L’Edera è distribuita nelle zone temperate dell’Europa, Isole Canarie, Africa del Nord, Asia.
In Italia la subsp. helix è presente, allo stato spontaneo, in tutte le Regioni. È comune in tutti gli ambienti, soprattutto se umidi dal livello marino fino a raggiungere talvolta 1400 metri slm.

Pianta rampicante sempreverde, cespugliosa, lianosa, che può raggiungere i 20 m di altezza. L’aspetto dei fusti e rami giovani è erbaceo, ma sempre caratterizzato dalla presenza di moltissime radici avventizie, così come i fusti legnosi, con le quali la specie aderisce all’ospite (muri, tronchi, rami, pali) che la sostiene; in mancanza di supporti assume un portamento strisciante ed aderente al terreno. Le foglie sono lucide, di colore verde intenso e con nervature più chiare. I fiori sono riuniti in ombrelle sferiche di circa 10÷50 elementi, in posizione terminale sui giovani rami; i frutti, bacche globose ovoidali di 4÷7 mm, inizialmente verdi, poi bruno-rassastre ed infine nero-bluastre, sono alimento per diverse specie di uccelli.

L’antico termine latino Hedera sembra abbia origine da adhær-ĕo: aderire mentre l’epiteto helix, ha il significato di spirale, elica.
In fitoterapia la pianta viene usata in varie preparazioni ma con molte attenzioni poiché la specie risulta alquanto tossica.

Periodo di fioritura: settembre-novembre


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Ulmaceae

Olmo comune (Ulmus minor Mill.)

L’Olmo comune è un albero dell’Europa meridionale presente in tutte le regioni d’Italia. Cresce in boschi di latifoglie decidue e nelle siepi, su suoli argillosi, ricchi in basi e in composti azotati, dal livello del mare alla fascia montana inferiore.

Albero caducifoglie, longevo (talvolta può superare i 600 anni di età); se si sviluppa come pianta isolata assume un aspetto maestoso, potendo raggiungere e superare l’altezza di 30 m. Le foglie sono alterne con lamina da ellittica a obovata, con apice acuminato; il margine è seghettato, anche con 2 o 3 ordini di denti; la base è caratteristicarnente asimmetrica, con un lobo nettamente più lungo dell’altro, ma più corto del picciolo; I fiori sono subsessili, riuniti in piccole, ma dense, infiorescenze cimose ascellari e compaiono prima della foliazione rendendo più facile l’impollinazione ad opera del vento. Il frutto è una samara, con seme integralmente circondato da un’ala tondeggiante. Anche la fruttificazione precede di poco l’emissione delle foglie.

Il legno, di colore bruno, è molto robusto, duro e resistente a trazione e compressione; viene utilizzato per articoli sportivi, sedie, pavimenti ed è anche molto resistente alla prolungata immersione in acqua. In passato la scorza, ricca di tannini e sostanze coloranti, veniva usata per conce speciali e per tingere di giallo le lane.

Periodo di fioritura: febbraio-marzo


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Fabaceae

Ginestra odorosa (Spartium junceum L.)

La Ginestra odorosa è una specie a distribuzione mediterranea, spontanea in tutte le regioni d’Italia salvo che in Valle d’Aosta ed in Trentino-Alto Adige; ha l’optimum nella fascia mediterranea, ma appare anche in stazioni calde della fascia submediterranea.
Forma spesso arbusteti monodominanti su suoli limoso-argillosi ricchi in scheletro, aridi d’estate, da subacidi a neutri, al di sotto della fascia montana.

Arbusto cespuglioso alto fino a 3 metri con tronco eretto e legnoso; i rami sono giunchiformi di colore verde, con gambi cilindrici e vuoti all’interno; le foglie sono piccole e sessili e presto caduche; l’infiorescenza è raggruppata a mazzetti lungo i fusti, i fiori sono papilionacei e profumati di colore giallo oro; il frutto è un baccello piatto, di colore verde ricoperto da peluria morbida che a maturità si apre spargendo i numerosi semi.
Il nome generico deriva dal greco “spartion” (cordicella), per l’uso frequente dei rami come corde e legacci; anche il nome specifico si riferisce ai rami flessibili come quelli dei giunchi. I rami sottili venivano utilizzati per la costruzione delle “friscelle”, cioè le forme per la ricotta ed il formaggio, oppure erano utilizzati per assicurare a tutori la vite e le piante di pomodoro.
La specie è spesso coltivata nei giardini come pianta ornamentale, soprattutto per le vistose e profumate fioriture ed è anche utilizzata per consolidare scarpate e terreni franosi. Tutte le parti della pianta contengono un alcaloide velenoso (citisina).

Periodo di fioritura: maggio-luglio